sabato 30 novembre 2013

L'IMMACOLATA CONCEZIONE E IL CARMELO

(da un vecchio articolo di rivista (1950) firmato P.G.)

L'8 dicembre 1854 il Papa Pio IX definiva solennemente esser verità di fede rivelata che la Vergine SS., in vista dei meriti di Gesù Redentore, fin dal primo istante della sua esistenza, è stata preservata immune da ogni macchia di colpa originale.
Una immensa esplosione di giubilo salutò nel mondo cattolico l'augusta ed infallibile sentenza del Sommo Pontefice: più che leggendo le cronache del tempo, possiamo farcene un'idea pensando all'esultanza generale del 1 Novembre u.s., quando il Santo Padre ha proclamato con uguale solennità di rito il dogma dell'Assunzione.
Mentre però questo è sempre stato, diremo così, di pacifico possesso nel patrimonio delle verità di fede: non così si può dire lo stesso dell'Immacolata Concezione, prima che divenisse definita.
i Teologi nelle varie scuole, gli Ordini Religiosi si si sono avvicendati in una appassionata lotta e ricerca, per poter documentare più che fosse possibile la legittimità di questa dottrina.
La difficoltà più grande sorgeva dal fatto che Maria pure doveva beneficiare dei frutti della redenzione di Gesù, mentre questo non si sarebbe avuto se essa fosse stata concepita senza peccato originale. Rispose elegantemente un grande scrittore francescano, Duns Scoto: sono due i modi di aiutare un debole - egli diceva: rialzarlo se cade, e meglio ancora levare ogni ostacolo sul suo cammino perché non abbia a cadere. Così è avvenuto riguardo a noi e alla colpa originale. Gesù con la sua opera salvatrice ha rialzato tutti i figli di Adamo dalla loro caduta in peccato. Per Maria invece no; ha fatto di più e meglio: ha levato ogni ostacolo perché non avesse ad incorrere in questa triste eredità che ognuno di noi riceve, e l'ha riempita di grazia e di santità.
Quale fu la posizione del Carmelo di fronte a queste dispute? Evidentemente non poteva essere che quella di farsi un tenace assertore di questo insigne privilegio mariano. Anzi furono proprio i Carmelitani che portarono in Europa questa dottrina, che poi doveva mettere così profonde radici nel cuore del popolo cristiano. Si aveva prima un qualunque vestigio della festa, ma restava piuttosto come una cosa morta e locale: fu col loro apparire e con le tradizioni che essi portarono dall'Oriente che si accesero le dispute e si intensificarono le ricerche, fino ad arrivare, dopo tanti secoli, al trionfo finale della definizione dogmatica.
Fu poi proprio un Teologo Carmelitano, il nostro grande maestro Giovanni Baconthorp, inglese, che trovò il vero motivo dell'esenzione di Maria da questa dura legge di peccato. Maria - egli diceva - come figlia di Adamo, doveva nascere con la colpa, come tutti; ma Lei è anche la vera Madre di Dio, e perciò non può avere una tale macchia che sarebbe indegna della divinità. Ci sono dunque in Lei due qualità, che comportano due esigenze contrarie: Madre di Dio, Figlia di Adamo. Quale prevarrà tra di esse? Certo la più forte, che è appunto quella per cui la Madonna è stata creata e predestinata per questa sublime dignità di Madre; e perciò cade di fronte a Lei quella legge alla quale purtroppo tutti dobbiamo soggiacere. "Non temere, per gli altri e non per te è questa legge" (Ester).
La festa dell'Immacolata Concezione poi nel nostro calendario era la principale dell'anno, come festa patronale, prima che vi subentrasse in questo rango quella del Carmine il 16 luglio. Anzi ad Avignone interveniva ad essa ogni anno nella nostra Chiesa, lo stesso Sommo Pontefice con tutta la sua nobile Corte.
Così dunque, nella storia di questo dogma, troviamo il Carmelo all'avanguardia: è sua gloria aver sempre professato e difeso questa verità, che gli ha ottenuto un posto così vicino al cuore della Madre; mentre sempre i carmelitani riconoscevano e facevano conoscere ai fedeli lo splendore e la bellezza dell'anima di Colei che fu salutata dall'Angelo "piena di grazia", e proclamata da Dio trionfatrice dell'inferno.



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